Con la giornata di oggi si conclude un pontificato segnato da una miriade di contraddizioni. Francesco ha cercato di avvicinare i non credenti, ma ha demotivato tanti praticanti. Ha annunciato una leadership più collegiale nella Chiesa, ma ha governato da autocrate. Ha aperto, a dire di molti, grandi processi di rinnovamento - primo fra tutti il famigerato "Sinodo sulla sinodalità" - che però si sono rivelati semplici megafoni per le solite voci ideologizzate. Si è espresso contro l'ideologia gender, ma ha sostenuto pubblicamente gruppi LGBT. Ha affermato che la Chiesa non possa e non debba diventare un'ONG, ma si è perso in infiniti discorsi sull'ecologia e i diritti umani.
Il suo tentativo di avvicinare il mondo alla Chiesa mettendo fra parentesi la trascendenza è fallito. Le migliaia di persone che si sono fatte battezzare la scorsa vigilia di Pasqua l'hanno fatto non grazie a lui, ma nonostante lui. Ora la Chiesa si trova davanti a un bivio: proseguire sulla strada tracciata dal delirio sinodale o tornare alla sua missione fondamentale.
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Il suo tentativo di avvicinare il mondo alla Chiesa mettendo fra parentesi la trascendenza è fallito. Le migliaia di persone che si sono fatte battezzare la scorsa vigilia di Pasqua l'hanno fatto non grazie a lui, ma nonostante lui. Ora la Chiesa si trova davanti a un bivio: proseguire sulla strada tracciata dal delirio sinodale o tornare alla sua missione fondamentale.
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